feb 04

277470_lose_weightLe diete si sa sono un argomento molto complicato. Non esiste una dieta che va bene per tutti in quanto ognuno di noi ha ritmi metabolici diversi e stili di vita diversi.  Negli ultimi anni si sono fatti vari tentativi per trovare la strada del dimagrimento “facile”.

Spesso si è parlato di “pillole miracolose” che però ben presto sono state ritirate dal mercato  per la propria inefficacia o pericolosità. Negli utlimi tempi invece ha iniziato a prendere piede un nuovo concetto: l‘indice glicemico (Gi). Ma cos’è?

In poche parole si tratta della capacità cha ha un alimento, una volta ingerito, di alzare il livello del glucosio nel sangue. Se un alimento ha un alto Gi significa che costringe il pancreas a secernere grandi quantità di insulina velocemente, cosa che alla lunga comporta gravi scompensi metabolici fino al diabete e obesità. Basso Gi significa che l’alimento causa un innalzamento graduale di insulina nel sangue, favorendo quindi il corretto metabolismo e assorbimento del cibo stesso.

Molte diete di “ultima generazione” si basano sul Gi ma spesso sono estreme (vedi la dieta a zona o di Montignac) e non adatte a tutti. Certemente tenere controllato l’indice glicemico è importante (riduce rischi cardiovascolari, ictus e alcuni tipi di cancro) ma ciò deve comprendere non solo il singolo alimento ma anche le combinazioni di cibi ingeriti e il metabolismo del singolo soggetto.

Altro problema poi è che il Gi non è assolutamente un valore fisso dell’alimento ma varia a seconda di più parametri come cottura, conservazione, coltivazione, ecc.  Utile sarebbe che si iniziasse ad indicare l’indice glicemico negli alimenti, sarà una conquista del prossimo futuro. intanto per chi volesse consultare una tabella internazionale con i valori medi di alcuni alimenti dovrebbe consultare un articolo pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 76, No. 1, 5-56, 2002.

Questo il link all’abstract.

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